venerdì 27 novembre 2015

Spumante e Champagne, facciamo chiarezza! (seconda parte)


Per avere lo Champagne Francese, come lo conosciamo noi, si dovrà attendere il 1729, prodotto da dei “nomi” che tutt’ora non sono mai cambiati. Arrivati ai giorni nostri, altra precisazione da fare sullo Champagne (per comodità non cito tutto il testo della regolamentazione), è che uno spumante, prodotto in Francia, nelle regioni Marne, Aube e Ain viene definito Champagne se viene prodotto utilizzando il metodo Champenois, di cui abbiamo parlato nel post precedente.
Se lo spumante, subisce la rifermentazione in bottiglia (più avanti vedremo di cosa si tratta), ma al di fuori della regione dello Champagne, il prodotto ottenuto viene definito “Crémant” .
I vitigni utilizzabili ora nella zona dello Champagne sono: Cardonnay, Pinot Nero, Pinot Meunier.
In Italia, il “Methode Champenoise” applicato a uve Moscato, usato per lo spumante, comincia intorno al 1860 con Camillo Gancia, mentre Carpenè e Ferrari, rispettivamente a Conegliano e a Trento, furono i primi ad applicare la rifermentazione in bottiglia per ottenere da uve Charonnay e Pinot (usate ancora oggi), spumanti secchi. Nel 1975 ad opera delle famiglie Carpenè, Ferrari, Antinori, Contratto e La Versa, viene fondato l’Istituto Spumante Classico Italiano, che tutelava la produzione dello spumante italiano con il metodo della rifermentazione in bottiglia, nel 1996 si abbandona il termine “spumante”, ritenuto troppo generico, sostituendolo con il termine, ancora in uso, “Talento”, che distingue ancora di più, tutelandola,  la categoria dello spumante prodotto in Italia con il metodo classico, nasce così l’Istituto Talento Metodo Classico, dove il “metodo classico”, sta ad indicare, in poche parole il già menzionato “Methode Champenoise”, ma che non può essere utilizzato come termine, per una disposizione dell’Unione Europea, al di fuori della zona dello Champagne.
I vitigni per la produzione del Talento sono: Chardonnay e/o Pinot Nero e/o Bianco e le zone vitivinicole vocate e controllate sono quelle del Piemonte, Trentino, Alto Adige, Lombardia, Veneto e Friuli.
Va da se, per concludere, che gli ottimi spumanti Italiani, prodotti con lo stesso metodo dei Francesi (fermo restando la caratteristica delle stesse uve, rese, però, differenti per resa e posizione geografica, cosa quest'ultima che influenza molto le proprietà dei vitigni, quindi con particolarità che differiscono anche di poco e regolamentazioni severissime Francesi che non cito per non annoiarvi!), non possono essere chiamati Champagne, poiché non vengono, appunto, prodotti nella zona Francese dello Champagne.

(Bibliografia: “Il Sommelier, Nozioni Generali. Edizioni AIS Associazione Italiana Sommelier, 2001, Milano)

Nessun commento:

Posta un commento